In un ambiente lavorativo che nell’immaginario comune è sempre stato di prerogativa maschile – la fabbrica – essere donna è una stonatura, come a dire che il “gentil sesso” non è adatto al lavoro pesante. E se una donna non è adatta a lavorare in una fabbrica, ancor meno a ricoprire un incarico di rilevo, a guidarla.

Ma essere donna e guidare un’azienda metalmeccanica, nell’Italia del 2020, è davvero ancora un binomio impossibile?

Se nel resto dell’Europa, per non parlare degli USA, certe storpiature culturali ed ideologiche ormai fanno sempre meno presa e il lavoro che si sta facendo per livellare la differenza di genere in ambito professionale è rilevante, l’idea condivisa dalla maggior parte degli italiani fino a pochi anni fa rimaneva ancora quella per cui una donna non è adatta al lavoro pesante della fabbrica: oltre a non capirne i meccanismi non possiede la forza fisica adeguata per apportare un reale valore concreto.

La buona notizia è che anche da noi timidamente sta facendo presa una piccola rivoluzione culturale per cui la società inizia ad accettare e a riconoscere il valore delle quote femminili nell’ambiente metalmeccanico.

Stiamo assistendo ad un’apertura mentale che scredita uno dei più grandi tabù con i quali molte brave, ottime lavoratrici erano costrette a convivere.

Oggi sappiamo che una donna può fare bene in fabbrica. Anzi, come dimostrano le donne Cottini in Fratelli Bellegrandi, la loro presenza può anche fare meglio.

Le quote femminili in un’industria metalmeccanica non solo sono una risorsa, ma anche un valore aggiunto: l’apporto che la visione femminile può dare a questo tipo di industria è inestimabile, e valorizzarlo è la chiave di volta per ottenere quella marcia in più che rende  una realtà riconoscibile sul mercato.

Il contributo umano che una guida di stampo femminile può portare all’azienda non solo si riflette sugli aspetti pratici – dalla produttività all’amministrazione – grazie ad una maggior scrupolosità e precisione, ma anche a livello relazionale. La grande sensibilità delle donne si traduce in maggior capacità di ascolto, perspicacia e mediazione.

Tutte doti che per natura vengono comunemente riconosciute al genere femminile e che sempre più si inscrivono tra quelle soft skills che fanno di un’impresa un’azienda 4.0 in linea con un mercato sempre più ricettivo ai cambiamenti.

Pur riconoscendo la fondatezza di quanto detto fino a qui, di fatto la consapevolezza nel settore è ancora agli albori e la lotta per la parità dei sessi è più che mai attuale.

Un’impresa che voglia fare la differenza ed essere differente oggi non solo deve incrementare le proprie quote rosa, ma soprattutto deve poterle valorizzarle, come Fratelli Bellegrandi si impegna a fare ogni giorno.